catania-barocca-ricostruita.png
4 min di lettura
Aggiornato il 04/08/2026

Catania Barocca: La Città Ricostruita dopo il Terremoto

Il terremoto del 1693 e il piano della nuova Catania Per capire la Catania barocca bisogna partire da una data netta: 11 gennaio 1693. Il sisma che colpì la Val di Noto devastò l...

Il terremoto del 1693 e il piano della nuova Catania

Per capire la Catania barocca bisogna partire da una data netta: 11 gennaio 1693. Il sisma che colpì la Val di Noto devastò la città medievale e cambiò per sempre il volto urbano della Sicilia orientale. A Catania la ricostruzione non fu un semplice ripristino, ma un progetto politico e architettonico di ampia scala, guidato dal viceré e affidato anche all’ingegnere militare Carlos de Grunenbergh e, negli anni successivi, a Giovanni Battista Vaccarini.

La nuova città nacque secondo un disegno più regolare, con strade larghe, assi prospettici e piazze pensate per dare respiro agli edifici civili e religiosi. La presenza costante della pietra lavica dell’Etna, accostata alla pietra chiara di Siracusa, definì un linguaggio visivo inconfondibile: severo e teatrale insieme. È questo contrasto materico a rendere Catania diversa da Noto, Ragusa o Modica, pur condividendo con esse la stagione del tardo barocco siciliano.

Chi osserva oggi il centro storico legge ancora quella rinascita settecentesca. Non una città “nuova” in senso astratto, ma una città ricostruita sopra le proprie ferite, con una memoria ancora visibile nei tracciati, nelle quinte urbane e nelle fabbriche religiose.

  1. 1693: terremoto della Sicilia orientale
  2. fine Seicento-inizio Settecento: avvio della ricostruzione urbana
  3. 1730-1760 circa: piena affermazione del barocco catanese

I luoghi da leggere per riconoscere il barocco catanese

Il cuore della Catania ricostruita è Piazza del Duomo, dove la Cattedrale di Sant’Agata racconta secoli diversi, dal medioevo alle trasformazioni settecentesche. Poco distante, la Fontana dell’Elefante, realizzata da Giovanni Battista Vaccarini nel 1736, unisce l’antico simbolo cittadino alla scenografia barocca. È uno dei punti in cui la città mostra con più chiarezza il dialogo fra rovina, memoria e invenzione.

Via Etnea, aperta come asse rettilineo verso il vulcano, è un altro gesto urbanistico decisivo. Lungo il suo percorso si incontrano chiese, conventi e palazzi nobiliari che definiscono il tono della città. Penso alla Basilica della Collegiata, con la facciata mossa e luminosa; a Palazzo Biscari, capolavoro dell’aristocrazia settecentesca; alla Badia di Sant’Agata, da cui la vista permette di comprendere la struttura compatta del centro storico.

Un passaggio merita anche Via dei Crociferi, tra le strade più alte del barocco siciliano per qualità architettonica e unità visiva. Qui si susseguono San Benedetto, San Francesco Borgia, il Collegio dei Gesuiti e scenografiche scale in pietra lavica. Non è solo una strada monumentale: è un compendio della ricostruzione catanese.

  • Piazza del Duomo
  • Via Etnea
  • Via dei Crociferi
  • Palazzo Biscari
  • Badia di Sant’Agata

Vaccarini, facciate, monasteri: i segni distintivi della Catania settecentesca

Se c’è un nome da associare alla maturità del barocco catanese, è quello di Giovanni Battista Vaccarini, architetto palermitano attivo a Catania dal 1730 circa. La sua opera non si limita a singoli edifici: riguarda il modo stesso in cui la città si offre allo sguardo. Facciate concave e convesse, balconi sostenuti da mensole scolpite, scale scenografiche e campanili inseriti nel tessuto urbano costruiscono una teatralità mai gratuita.

A Catania il barocco assume un carattere più severo rispetto ad altre città del Val di Noto. La pietra lavica scura dà peso alle superfici, mentre gli intagli chiari alleggeriscono cornici, colonne e finestre. Il risultato è una scrittura architettonica fortemente locale. Lo si vede bene nella Chiesa di San Giuliano, nel prospetto della Collegiata, nel monastero benedettino di San Nicolò l’Arena, uno dei complessi monastici più vasti d’Europa, oggi sede dell’Università di Catania.

Per chi studia il Settecento siciliano, Catania offre un caso esemplare: una città che trasforma la catastrofe in forma urbana. E lo fa senza cancellare il proprio rapporto con l’Etna, con Sant’Agata, con la memoria civica e religiosa che ancora struttura i suoi spazi.

Condividi:

Informazioni su Sofia Lo Bianco

Vedi tutti gli articoli

Commenti