Siracusa e Ortigia: Storia, Greci e Barocco

Siracusa greca: fondazione, potere e memoria archeologica Per capire Ortigia bisogna tornare al 734 a.C., quando i c...

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Siracusa greca: fondazione, potere e memoria archeologica

Per capire Ortigia bisogna tornare al 734 a.C., quando i coloni corinzi guidati da Archia fondarono Siracusa. L’isola fu il primo nucleo urbano, poi la città si estese verso Acradina, Tiche, Neapolis ed Epipoli, fino a diventare una delle maggiori potenze del Mediterraneo greco. Tucidide e Diodoro Siculo raccontano una polis capace di misurarsi con Atene e Cartagine, con una fisionomia politica e militare che ancora si legge nel tessuto urbano.

La traccia più eloquente di questa stagione è il Tempio di Atena, costruito nel V secolo a.C. dopo la vittoria di Imera del 480 a.C. Oggi vive incorporato nel Duomo di Siracusa: le colonne doriche sono ancora visibili lungo i fianchi della chiesa, in un dialogo raro tra architettura pagana e spazio cristiano. È uno dei luoghi siciliani in cui la continuità storica non è teoria, ma pietra.

Chi visita Siracusa dovrebbe leggere il paesaggio antico attraverso alcuni punti precisi:

  1. il Tempio di Apollo, tra i più antichi templi dorici della Sicilia, databile agli inizi del VI secolo a.C.;
  2. la Fonte Aretusa, legata al mito di Aretusa e Alfeo, ma anche alla vita concreta dell’isola;
  3. il Parco Archeologico della Neapolis, con il Teatro Greco, l’Ara di Ierone II e l’Orecchio di Dionisio;
  4. il Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi”, indispensabile per contestualizzare statue, ceramiche e corredi provenienti dal territorio siracusano.

Questa stratificazione, a Siracusa, non separa i secoli: li sovrappone con una chiarezza che pochi altri luoghi del Mezzogiorno possiedono.

Ortigia barocca dopo il terremoto del 1693

Se la Siracusa greca offre il fondamento, il volto che oggi molti ricordano appartiene al grande cantiere barocco successivo al terremoto del 1693. La ricostruzione coinvolse l’intera Sicilia orientale e trasformò anche Ortigia, dove facciate, balconi, portali e piazze assunsero quella misura scenografica che accomuna Siracusa a Noto, Ragusa e Modica, pur con un carattere più raccolto e marino.

Il centro di questa stagione è Piazza Duomo, uno degli spazi urbani più compiuti dell’isola. La facciata del Duomo, progettata da Andrea Palma e completata nel Settecento, dispone colonne, pieni e vuoti con una teatralità sobria, senza cancellare il tempio greco inglobato nella struttura. Di fronte si trova Palazzo Beneventano del Bosco, rinnovato nel XVIII secolo, esempio di architettura civile aristocratica legata al nuovo gusto barocco.

Per cogliere davvero il barocco di Ortigia, suggerisco tre soste:

  • la Chiesa di Santa Lucia alla Badia, che conserva il “Seppellimento di Santa Lucia” di Caravaggio, dipinto a Siracusa nel 1608;
  • via Roma e le strade adiacenti, dove i balconi in pietra e i portali raccontano la ricostruzione settecentesca;
  • Palazzo Bellomo, sede della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, con opere che permettono di leggere il passaggio dal Medioevo al Barocco nel contesto siracusano.

Ortigia non è soltanto una scenografia elegante: è una città che ha saputo riscriversi dopo una catastrofe, mantenendo leggibili le sue epoche precedenti.

Itinerario tra musei, chiese e luoghi d’arte a Siracusa e Ortigia

Un articolo su Siracusa e Ortigia resta incompleto se non offre un percorso concreto tra opere e sedi museali. La città chiede uno sguardo lento, capace di passare dall’archeologia alla pittura, dalla pietra dorica alla devozione barocca. Io partirei dal Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi”, tra i più autorevoli d’Italia meridionale, dove si conservano materiali dalla preistoria all’età romana provenienti da Siracusa, Megara Hyblaea, Akrai e dalla Sicilia orientale.

La seconda tappa è la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, in Ortigia. Qui si incontra l’“Annunciazione” di Antonello da Messina del 1474, opera capitale del Quattrocento mediterraneo, che conosco e amo da anni per la sua misura luminosa e per il silenzio costruito attorno al gesto della Vergine. Nelle stesse sale si leggono anche la scultura e la pittura siracusana tra Medioevo e età moderna.

Per un percorso essenziale, ordinerei così la visita:

  1. Parco Archeologico della Neapolis al mattino, per il Teatro Greco e l’Ara di Ierone II;
  2. Museo “Paolo Orsi”, per dare contesto storico ai reperti e alla topografia antica;
  3. Ortigia nel pomeriggio, con Duomo, Fonte Aretusa e Tempio di Apollo;
  4. Palazzo Bellomo e Santa Lucia alla Badia, per chiudere tra Antonello e Caravaggio.

È un itinerario che unisce due anime della città: la polis greca e la capitale barocca, senza forzare la loro naturale continuità.

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Sofia Lo Bianco

Storica dell'arte siciliana, specialista del Quattrocento mediterraneo. Cefalù è la sua casa, l'arte la sua passione.
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